Due settimane fa è uscito su La Prealpina un articolo che mi ha emozionata molto. Parlava di persone che hanno deciso di cambiare lavoro e cambiare vita, e tra loro c’ero anch’io, con Pianeta Lingua, il progetto che oggi è diventato la mia realtà professionale e personale.
Essere inclusa in un articolo dedicato a chi ha scelto di mettersi in gioco come “capitano” della propria impresa mi ha fatto riflettere su quanto il concetto di orientamento non riguardi solo i giovani, ma chiunque decida, a qualsiasi età, di prendere in mano la propria direzione.
Da psicologa a imprenditrice: un percorso di esperienze
Prima di diventare fondatrice di Pianeta Lingua, ho lavorato per anni nel campo della psicologia dello sviluppo e dell’apprendimento. È stato proprio lì che ho capito una cosa fondamentale: le persone imparano davvero solo quando vivono esperienze significative.
Da questa convinzione è nato un metodo innovativo, oggi brevettato, che sfida la didattica tradizionale: niente libri, niente compiti, ma immersione linguistica, gioco, relazione, emozione. Imparare una lingua non è (solo) memorizzare regole: è vivere la lingua, attraverso esperienze reali, convivialità, contatto umano.
L’apprendimento naturale come scelta di vita
Quando ho iniziato, qualcuno mi diceva che sarebbe stato difficile “spiegare” un approccio così diverso. Ma proprio come avviene con i nostri studenti, anche l’imprenditorialità è un apprendimento esperienziale: si cresce facendo, sbagliando, aggiustando la rotta.
Oggi lavoro con un team di insegnanti madrelingua e organizzo corsi e attività che uniscono persone da Lombardia e Canton Ticino, creando momenti di incontro autentici, come gli eventi e le cene itineranti in lingua, dove imparare diventa naturale.
Vedere adulti e giovani che parlano, ridono e si esprimono in un’altra lingua con leggerezza è la mia più grande soddisfazione.
Orientarsi verso ciò che ci fa stare bene
Penso che orientarsi, nella vita come nel lavoro, significhi imparare ad ascoltarsi: capire cosa ci fa stare bene e avere il coraggio di seguirlo. Nel mio caso, questo ha voluto dire lasciare un modello di formazione tradizionale per crearne uno che mettesse al centro la persona e l’esperienza.
E oggi, dopo quasi due anni di attività, con più di 200 studenti attivi e collaborazioni con enti e istituzioni, mi sento di dire che ogni passo, anche quelli incerti, è servito a costruire qualcosa di autentico.
Il messaggio che vorrei lasciare
A chi oggi sente il desiderio di cambiare, di reinventarsi o semplicemente di ritrovare entusiasmo, vorrei dire: non aspettate di avere tutto chiaro prima di iniziare. Le esperienze vi insegneranno ciò che nessun manuale può spiegare. È così che impariamo una lingua, ma anche la vita stessa.
Nicla Vanetti
